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COME FARSI FURBI, UN RESPIRO ALLA VOLTA
GLI SCIENZIATI SCOPRONO CHE LA MEDITAZIONE NON SOLO
RIDUCE LO STRESS MA ANCHE PLASMA IL CERVELLO
di LISA TAKEUCHI CULLEN
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Alle 4,30, quando per lo più la giostra di Wall Street sta finendo i suoi ultimi giri, Walter Zimmerman inizia ad osare buttandosi in una attività molto impegnativa dove, dal vivo, intrattiene un pubblico pagante e molto esigente.
Circa duecento investitori istituzionali fra cui rappresentanti di aviolinee e compagnie petrolifere sborsano più di 3000 $ al mese per acchiappare il webcast quotidiano sul volubile mercato dell’energia, una performance che può smuovere centinaia di milioni di $. “non mi pagano perché sbagli, te lo dico !!” Dice Zimmermann.
Ma nonostante egli clicchi su dozzine di schermi e di grafici su quei tre computer accesi schierati sul tavolo è l’immagine di una perfetta calma concentrata.
Zimmermann, tempo fa, si è visto andare in fumo i suoi investimenti sui futures dell’energia.
La resistenza e forza del suo cervello non proviene, certo, da una endovena di caffeina, ma da 40 minuti mattutini e serali di meditazione.
Questa pratica, dice, lo aiuta a mantenere la chiarezza che gli serve per attuare le sue scelte ed intuitive analisi, anche quando si fa sera.
“La meditazione” afferma “è la mia arma segreta”.
Ogni buon colletto bianco sa che la meditazione riduce lo stress ma con l’aiuto della più avanzata tecnologia di monitoraggi dell’attività cerebrale i ricercatori stanno imparando che la meditazione modifica la funzione e la struttura del cervello, cambiandolo secondo modalità che ne aumentano la durata dell’attenzione, ne affilano la precisione e ne aumentano la memoria.
Uno studio recente attesta che la pratica giornaliera della meditazione rende più spesse quelle parti della corteccia cerebrale responsabili della decisione, dell’attenzione e della memoria.
Sara Lazar, una scienziata ricercatrice del Massachusetts General Hospital, ha presentato i risultati preliminari dell’ultimo Novembre attestanti che la materia grigia di venti uomini e donne che meditano 40 minuti al giorno era più spessa di quella di persone che non meditano.
Studi precedenti furono svolti su monaci buddisti, ma stavolta si trattava di lavoratori dell’area di Boston che praticano una meditazione formulata per gli occidentali detta “presenza mentale”.
“Abbiamo mostrato per la prima volta che non necessita praticare tutto il santo giorno per avere simili risultati” dice la Lazar.
Di più, le sue ricerche mostrano che la meditazione può rallentare il naturale assottigliamento della corteccia cerebrale che procede con l’età.
Il tipo di meditazione che la Lazar con altri scienziati stanno studiando comprende la concentrazione su di una immagine, su di un suono o sul proprio respiro: pur essendo una tecnica semplice riesce ad esercitare quelle zone del cervello che ci aiutano a mantenere l’attenzione. “La attenzione è la chiave dell’apprendimento. La meditazione ti aiuta a regolarla secondo la tua volontà” die Richard Davidson, direttore del “laboratorio di neuroscienza per la affettività” dell’Università del Wisconsin. Dal 1992 ha collaborato con il Dalai lama per studiare i cervelli dei monaci tibetani, che lui chiama “gli atleti olimpionici della meditazione”. Usando caschi muniti di elettrodi che rilevano le frequenze cerebrali dei monaci, Davidson ha trovato inusuali, potenti onde gamma che sono meglio sincronizzate nei monaci tibetani piuttosto che nei principianti. La sincronia delle onde gamma è stata associata da recenti studi ad una aumentata coscienza/consapevolezza.
Molte persone che meditano affermano che la pratica li ritempra dando loro più riuscita in ciò che fanno, aumentando attenzione e concentrazione.
Ma se è così non potrebbe un sonnellino dopo pranzo funzionare nello stesso modo ?
No, dice Bruce O’Hara, professore associato all’università del Kentucky. In uno studio che sarà pubblicato quest’anno mostra come alcuni studenti di college hanno dimostrato questo: alcuni hanno meditato, altri hanno dormito o hanno guardato la tv. Li ha esaminati dal punto di vista della “vigilanza psicomotoria” chiedendo loro di spingere un pulsante quando una luce si accendeva su di uno schermo.
Chi meditava aveva un risultato migliore del 10%, “un bel balzo dal punto di vista statistico !”dice O’Hara. Quelli che hanno dormito hanno fatto peggio in assoluto.
“Ciò significa che” teorizza O’Hara “la meditazione restaura le sinapsi, molto similmente ad un sonnellino ma senza il rincretinimento di quando ci si sveglia”.
Non ci sorprende che, dati questi risultati, che un numero crescente di organizzazioni incluse la Deutsche Bank, Google e Hughes Aircraft offrono classi di meditazione ai loro impiegati.
Jeffrey Abramson, Amministratore Delegato della Tower Co., dice che il 75% del suo staff segue classi pagate di “meditazione trascendentale”.
Rendere gli impiegati più affilati è uno solo dei tanti benefici; gli studi attestano che la meditazione incrementa anche la produttività, in larga parte prevenendo le malattie collegate allo stress ed anche riduce l’assenteismo.
Un altro beneficio per gli impiegati: la meditazione regola le emozioni, il che è un gran aiuto per superare le difficoltà di ogni tipo. “Uno dei più importanti settori in cui agisce la meditazione è la “intelligenza emotiva”, un insieme di capacità molto più utili al successo della solita “intelligenza cognitiva”, dice Davidson.
Potrebbe essere una fioretto per il nuovo anno, che anche ci da “dividendi” ottimi sia a casa che sul lavoro: iniziare a respirare davvero…
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