MONDO'

Forse dobbiamo a Hui Neng l'uso di fare domande dirette al Maestro e di rispondere agli allievi. Anticamente al posto dei koan era in uso un'altra veritiera simulazione di "caso pubblico" ove invece di rispondere si doveva domandare e perciò mostrare con la domanda e con il "tener duro" la propria libertà.

Abbiamo visto che il "caso pubblico" è costituito da due individui che, apparentemente, dibattono su qualche argomento: forse uno dei due vincerà (cioè sarà “ospitante”) oppure ci sarà, per così dire, un pareggio; riportare ad oggi nel chiuso di una stanza ciò che avveniva allora, spesso in pubblico, lo si può fare sia affrontando l'enigma del koan che stimolando in noi una certa pienezza nell'esporci domandando, ciò che accade nel "mondò".
Nel mondò si usano le stesse categorie usate per definire la prassi del koan: “ospitato ed ospitante”. Lo scopo dell’alterco è quello di essere ospitanti


Definisco ora dei paradigmi per rendere comprensibile il discorso: il primo protocollo parlando di "oggetti dell'esperienza" (passami il sale) riguarda cose, non entità e neppure ciò che le vive ma può eventualmente usare metafore, cioè usare oggetti per implicarne o evidenziarne altri.
Il secondo protocollo riguarda i simboli, ovvero il collegamento che sussiste fra le cose ed il loro significato originario (tu hai sale in zucca).
Il terzo protocollo riguarda la comunione originaria in sé, esperita senza più veli (ora so che sapore ha veramente il sale): è difficile essere sempre gli ospitanti benchè sia possibile cascare sempre in piedi ridiventandolo; è impossibile manifestare sempre e solo il terzo protocollo, questo deve per forza di cose anche vestirsi degli altri due protocolli "inferiori".

Il domandare, il "mondò", è tipico sia nella tradizione Rinzai che in quella Soto.

Comunque un Maestro della tradizione Rinzai, Feng Yang, ha pensato bene di redigere un catalogo delle domande; è una scusa per superare con l'analisi l'analisi stessa nell'immediatezza, uno dei sistemi "zen" per creare una circostanza di stimolo.

Noi usiamo questo testo di Feng Yang, lo "Jen T'ien Yen Mu" ovvero "l'occhio degli uomini e degli Dei", una raccolta di diciotto esempi attribuita al grande Maestro il cui studio è utile ai nostri fini. Lo studio verte sul tipo di domanda e, comprendendone il tipo, su di un'ulteriore intuizione del rapporto " ospitato ed ospitante".
Dopo questo primo studio si affronta il mondò con il Maestro assieme agli altri praticanti: le proprie domande e la veloce discussione che può seguirne diventano per noi una circostanza d'ispirazione priva di attesa, di analisi e di pensiero residuo.