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Mi è difficile raccontare ciò che successe a Sarnath ma
cercherò di farlo per come mi è possibile, sperando che
venga compreso per quello che è, come una cosa inspiegabile
eppure semplice.
C’è un modo di dire buddhista che suona così: “una tartaruga
– che fa capolino dalle acque ogni secolo – nei sette mari
quando infilerà casualmente la sua testa nel giogo che è
stato lasciato galleggiare alla deriva?”
È per definire qualcosa di molto improbabile.
Sarnath fu il primo luogo in cui il Buddha dette
insegnamento, è un sito a cui fanno spesso visita i
buddhisti di tutto il mondo.
Il Maestro era rispettosamente vestito con l’abito da monaco
zen e rasato ed era preso dall’aura del luogo. Portava
tuttavia un buffo cappello per ripararsi dal sole: chi lo
conosce sa bene di questo lato del suo carattere.
Stavamo avvicinandoci a una piccola piscina sulle cui acque
galleggiavano delle foglie di loto quando il Maestro,
stupito, puntò l’indice e esclamò “qualcuno ha mai visto una
rosa galleggiare sulle acque di un laghetto indiano?”.
Credendo a una battuta mi avvicinai al laghetto, ma rimasi
attonito nel constatare che a circa tre metri dalla riva
galleggiava in effetti una bellissima rosa vicino all’unico
loto fiorito nel laghetto.
Feci la foto che puoi vedere.
Non c’erano roseti da nessuna parte.
Per il Maestro il loto è il simbolo dell’Oriente e la rosa
dell’Occidente e trovarseli lì a Sarnath, il luogo del primo
insegnamento del Buddha…
So che non si presterebbe mai a “miracoli” di questo tipo ma
in quell’istante lo vidi anche lui emozionato, come un
bambino.
Mi ricordo anche di altre volte che gli accaddero cose
inspiegabili sulla sponda di un lago, a Rewalsar.
Pensando a quei giorni ed alle difficoltà che stava
attraversando vidi in quell’incontro un amorevole auspicio.
Ed ebbi ragione. Grazie Maestri. Grazie.
Forse tutto questo accadde per noi.
Comunque Grazie.
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