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Hai mai pensato di fare l'eremita?
Prima o poi tutti quelli che sono almeno un po’ spirituali
se lo sono chiesto: che effetto fa stare in un bosco o in
una grotta per giorni o per mesi ?
Ha senso fare gli eremiti ?
Ci riuscirei ?
Ho passato anche mesi senza vedere nessuno e talvolta mi
sono trovato in circostanze estreme.
Già ci provai da ragazzo per un paio di giorni ma non sapevo
nulla della meditazione e, dopo un giorno di silenzio, tutto
il mondo diventò così rumoroso da farmi male alle orecchie,
era un fruscio insopportabile.
Ma poi da grande mi ci misi di buona lena, con la mentalità
di chi si chiude una porta alle spalle e poi butta via la
chiave: a qualunque costo, voglio vedere cosa succede.
L’ha fatto Milarepa, non posso farlo io ?
Almeno per un mese, poi magari due, tre.
Che sia quella storia di cui parlava Gomo Tulku (ndr che in
una vita passata il Maestro era un eremita) ? Mi piacque,
anche se era scomodo.
Comunque mi premunii di antireumatici naturali e di cuscini
piuttosto comodi, di cibo conservabile oltre che vario e di
tante piccole cose che non mi facessero pensare di essere
abbandonato e trasandato, ma solo per un po’isolato dal
mondo degli umani per mia volontà.
Cosa accadde ?
Si entra in una altra sfera e in un altro tempo.
Sempre che il tuo cuore non desideri appendersi ai soliti
bisognini che rincorrono le persone distratte.
Nel desiderare cose materiali io non vedo nulla di male,
anche a me piace un’auto che corre veloce, un bell’abito
eccetera: ma è che non ci credo, non assumo questi miei
desideri come fondanti. Io sono fatto dello stupore del
bambino e del Buddha, tutti lo sono ! Anche se non vogliono
accorgersene: anche quando sbavano per la fuoriserie (…o per
la perfezione spirituale !) stanno stupendosi come bambini
ma se lo sono dimenticato.
Ti prego, basta con questa menata del “fango del samsara” in
cui saremmo immersi, è uno scherzo da preti per prenderci in
castagna, per fare diventare preti anche noi…
Ecco che allora mi trovo in un bosco, da solo.
Metto in gioco questa gioia e questo orgoglio.
Gli alberi non possono contraddirmi e non mi parlano di
samsara, né di nirvana: anche loro danzano e il cielo
affonda fra i loro rami oltre che dentro il mio volto.
È che dopo alcuni giorni inizi ad essere molto lento in
certi moti della coscienza e della percezione. Potresti
guardare un albero per giorni, sempre dalla stessa parte,
sempre dalla stessa posizione.
Tutto è perfettamente significativo.
C’è un entusiasmo fisiologico che trascina tutta la
percezione: potresti cucinarti una pentola di riso e poi
mangiartela tutta.
Oppure non mangiare per giorni.
Però devi volere questa estasi, altrimenti ti senti solo. E
comunque non sei mai solo. Qualcuno ti pensa e sei in
contatto con tutti gli esseri, e con tutti i Maestri, eccoti
parte del ciclone inarrestabile della libertà.
Un po’ traballando talvolta ho pensato a quando avrei finito
il ritiro, ma è che non mi sono annotato i giorni e allora
una folata di vento mi ha portato di nuovo nel volo delle
farfalle e nel ritmo del picchio distante.
Qualche giorno fai poca pratica ma resti assorbito sempre in
questo volto privo di direzioni che guarda tutto. E così
pratichi senza forma e la ragnatela dei mondi degli infiniti
Buddha si intreccia con i tuoi passi sostenendoti.
Talvolta hai un bisogno fisico di essere toccato o
accarezzato dallo sguardo di qualcuno, ma poi con l’estasi
fuggi dal mondo dell’attesa.
L’origine si nasconde in un laghetto alpino.
Stranamente aumenta la prontezza di riflessi mentre, al
contempo, si possono avere sbalzi di pressione, o chissà
cos’altro, che ti portano a diventare lento e un po’
istupidito.
Però hai una chiarezza di ordine metafisico, cioè aderente a
ciò che vedi, che è anche ciò che sta guardando da te e
l’atto del vedere.
Cito il punto di vista orientale che mi è più vicino di
quello scientifico o mistico, ma credo che chiunque stia in
questo stato per almeno una settimana non possa evitare di
entrare da questa porta, anche fosse un teologo.
Tutta la verità spirituale deriva da questo silenzio, di
fronte al quale non esistono più cristi o buddha qualunque,
ma c’è solo quello originario, che noi realizziamo in un
semplice e nudo sguardo.
Ti vengono a prendere e da te escono parole, a ognuna di
esse sobbalzi. Sono prodotte dal silenzio di chi ti ascolta.
Gli aghi di pino penetrano la materia di sogno; è
attraversata ovunque da questa brezza di scirocco estivo. E
questo soffio circola ora in te.
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