LEO ANFOLSI:

DAI DISCORSI

La vuota fierezza nel ciclone del risveglio


Non ho dubbi a riguardo della tua perfezione.

Per me tutti gli uomini sono la incarnazione plenaria dell’Assoluto. Tutti gli esseri sono già perfetti. Non di una perfezione inossidabile o trascendentale, ma viva e scalciante. Anche quelli che non capiscono.

Se tu sai vedere la perfezione della Luna facendo un balzo oltre i programmi spaziali e il simbolismo psico-esoterico, puoi capire cosa intendo. La Luna è viva, ma non perché lo dica un esperto o perché lo diciamo noi: era viva ancora prima che ce ne accorgessimo.
Il mio, in qualche modo, è un NON punto di vista. È un rapimento nella realtà che precede ogni possibile punto di vista.

Magari preferisci insegnamenti meno zen, meno “immediatisti”, guide spirituali che più ti aggradino, ma se distrattamente tu mi criticassi imputandomi “imperfezioni” o “esagerazioni” danneggeresti te stesso: danneggeresti l’opportunità che TU hai di realizzarti ANCHE riconoscendo ciò in me, perché io verso di te non ho dubbi e in te non vedo alcuna imperfezione.

Non ho davvero dubbi a riguardo della tua perfezione. Quando io critico qualcosa o qualcuno lo faccio per spronare, non per negarne l’innato splendore.

Il Buddha ha voluto raccontarci della sua illuminazione ma non ci ha detto come è fatta dato che la viveva nell’instante in cui ne parlava. E mentre ne parlava ne viveva e da questa vita ne emanava il senso. Però ci ha dato una pratica di meditazione, come dire che non ci ha sbucciato la frutta ma che ci ha indicato l’albero e ci ha messo il coltello in mano. In un mondo dove si muore di fame o di soffocamento, in quest’ultimo caso perché in troppi cercano di imboccarci.

È che la meditazione non è fatta per darti una certa quiete. No. È stata pensata per risvegliarti un furore divino, un ciclone ingestibile ma vero, come niente di tutto ciò che tu abbia mai visto o sentito. Solo dentro a questo c’è la pace.

Altrimenti è finzione.

Ogni vero ricercatore viene travolto, non importa se la chiamano “teosi”, “illuminazione” o “salvazione” o cos’altro: gli altri “la” chiamano mentre costui o costei “ci” vivono.

Quando sei dentro al ciclone della vera pace, condividi questa pace con tutti a ogni sguardo, non hai da dirgli niente, non c’è neanche un pane da spezzare, una posizione di meditazione da assumere o una preghiera da dire.

Ora per spiegarmi faccio una estremizzazione didascalica, non sto determinando una regola, è chiaro ? Allora: estremizzando questa realtà potrei dire che si potrebbe essere in pace completa dandosi degli schiaffi, urlandosi e magari non esserlo affatto trattandoci l’un l’altro in modo “corretto”, fra mistici salamelecchi o proclami di inane umiltà.

Certe modalità rituali, comportamentali, sociali vengono dai costumi della vita monacale stanziale e servono solo a chi vive così, a chi ha tanto tempo libero e deve mostrare pubblicamente la propria moralità.

Per quanto riguarda la vita nessuno è esemplare, neanche un Maestro: come ci spiegava Chao Chou, il cane e il Buddha sono entrambi perfetti. Però incontriamo un Maestro perché può ispirarci nella comunione, dato che l’esempio non basterebbe mai. Quindi accade qualcosa nel campo di esperienza che si ha in comune, non c’è un travaso dal Maestro all’Allievo. E solo dentro al furore divino di questa vita c’è la meditazione e, dentro questa, ecco la pace. Altrimenti non è pace, ma è impotenza, o finzione religiosa.

Hanno ragione i nostri fratelli cristiani, ebrei e musulmani a essere “convinti” di qualcosa. Ma noi non abbiamo bisogno di formule e di certezze, perché sappiamo riconoscere questo ciclone che è la vita, e non gli diamo un nome. Non lo descriviamo quando possiamo viverlo ora.
Vi prego, rispettate il Buddha: il Dharma è il ciclone, non una “dottrina del santo ciclone”.

La “Legge/Realtà”, il Dharma, è il ciclone: non i Sutra, i voti o la meditazione per realizzare il ciclone. Il ciclone c’è già e si tratta di viverlo. La Dharmata o il Dharmadhatu sono proprio questa realtà che viviamo, una realtà ASSOLUTA che per noi diventa tale solo quando la realizziamo, ma che lo è sempre stata alla faccia nostra. Questa esperienza oceanica è il Satori, l’Illuminazione.

Il Tathagathagharba (la Dimensione/grembo della così-essenza) - se vuoi - non è più nella mente di un filosofo buddhista o in un libro, ma è il luogo da cui agisci, parli, pensi. Ma anche se non gli dai alcun nome funziona benissimo da sé.

Speravamo di illuminarci o di “essere migliori” facendoci chiamare “Senzanome” o standocene a gambe conserte in un angolo o parlando di pace ? Chi vogliamo prendere in giro ?

Colui che non sa e non capisce è, in noi, il Buddha; e pure l’ingegno che è in noi è il Buddha. Ma tutta questa vertigine può solo essere vissuta così come è, zitta, senza alcun minimo dubbio residuo e senza neanche una credenza.

Ho già detto troppo.

I genitori anziani, i figli, gli amici, chi incontriamo per la strada, tutti ci chiamano a essere veri, vivi. E chi mi dice che mia madre non sia un Buddha perfettissimo nato in questo mondo per darmi quell’affetto e quei problemi che mi hanno portato fin qui ?
E chi mi dice che lei non sia già lì (anche quando si dimentica di mettersi la dentiera o dice delle scemenze) ?

Vedendo come tutti sono Buddha tutti i benefici che provengono dal nostro risveglio e dal nostro impegno si dedicano a tutti e alle generazioni future, ai nostri figli. Agendo in questa Profezia Vivente c’è già il Supremo Assoluto Risveglio: Samyak Sambodhi. Io non uso formule per questo, la dedica accade da sé quando siamo nella vita come è.
Vale la pena inchinarsi spesso.

Il Buddha della Luce Infinita è in meditazione dove sei seduto tu e dove tu cammini e pensi.